Recensioni

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Classica/1. L’inaugurazione della stagione concertistica di “Incontro sulla tastiera”

Il teatrino della fantasia
Tezza ha festeggiato all’Olimpico 30 anni nella musica
Album per la gioventù op. 68, ed è su questi che si è appuntata l’attenzione di Tezza. Il quale non si è accontentato di metterli in fila in un solo recital (già così, sicuramente, un “unicum”), ma dopo un accurato e accanito lavoro di scavo in archivi e Fondazioni tedesche ha riesumato anche i pezzi per pianoforti scritti da Schumann per il settimo compleanno della figlia Marie, riprendendo i pezzi pubblicati postumi nel 1924 e nel 1958, ai quali già Clara aveva posto mano dopo la morte del marito.
Ne è uscita un’ integrale di sicura originalità.
Di fronte a un “giacimento musicale” così ampio e composito, il pianista vicentino ha scelto la strada di un approccio dalle lineari evidenze nel suono ma di grande duttilità nel fraseggio; egli raggiunge così un duplice risultato: sottolinea la poesia essenziale dell’invenzione, ma non ne banalizza la dizione, sostenendo sempre un eloquio tornito, non retorico ma ricco di sfumature, irruente quando serve, ma capace di morbidezze davvero apprezzabili. Così, il vastissimo arco del recital viene sostenuto da un’omogenea e concentrata tensione comunicativa, che centra il problema stilistico di questo tipo di musica senza banalizzarne la semplicità ma anche senza andare oltre al suo senso più intimo. Un’interpretazione adulta, insomma, ma capace di ricordare l’infanzia alla tastiera.

Cesare Galla IL GIORNALE DI VICENZA – 7 Ottobre 2004

 

Le nostalgie
La fatica trasognata del pianista contafiabe
Tante piccole fiabe. Suonate, ma per cantarle poi nella notte vicentina pensando alla perfezione acustica dell’Olimpico e alla fatica trasognata del cantastorie Marco Tezza. Niente è più identificabile dell’anima popolare. E questa è la Germania romantica, ormai introvabile, perduta.
Marco Tezza, il contafiabe, ha suonato il Corale “Ein Choral”, con mani sospese, avvolte nel velluto. E stava eretto, quasi lontano dalla tastiera, lui che spesso pare entrare con tutto il corpo tra le corde e i martelli e i feltri di quel prodigio chiamato pianoforte

Bepi De Marzi IL GIORNALE DI VICENZA – 7 Ottobre 2004

 

Marco Tezza interprete Schumaniano
(Schumann op.68)…il pianista-direttore italiano ne dà una lezione altamente formale, legata ad un testo negletto nel repertorio paludato di uno degli autori sommi dello strumento romantico per antonomasia.
Qui il solista può totalmente esibire la sua freschezza di approccio con un gioco del “rubato” che è mediato senz’altro dalle sue suggestioni musicali “visive” di cui si nutre tutta la sua personalità di poliedrico artista. Ne nasce un album per bambini che conoscono molto presto il mondo adulto e ne vengono quasi espunte le scenette “kitsch” che facevano sottostimare la raccolta che rinasce a nuova dignità compositiva.

Enzo Fantin MUSICA E SCUOLA – 28 luglio 2004